E poi vennero i “nativi montanari” del terzo millennio…

Si parla di figlioli: argomento spinosissimo e scivoloso! Mi devo reggere, resistere alla tentazione di enumerarvi le prodezze dei tre fenomeni. Cioè, io sono convinta, lo ammetto, di avere tre fenomeni di figlioli, le cui capacità sono ineguagliabili e lo resteranno nei secoli dei secoli. 
Fatta questa doverosa premessa, che mi qualifica nel gruppo “madri inferocite”, ma almeno sincere, passo all’argomento che voglio trattare oggi: gli effetti del maso sulla prole innocente.
Come già detto in altri post, il tipo di vita che conduciamo NON è frutto di un preciso e ordinato progetto alla base della vita di noi adulti, figuriamoci se c’era anche solo l’idea di creare “La casa nella prateria” per i pupi.
Anche in questo, il maso ci ha messo lo zampino, in maniera lenta ma inesorabile (a questo punto penso sia davvero una specie di Overlook Hotel con una sua personalità, ci manca di vedere le gemelline nel corridoio!!) .
Nascere in mezzo ai monti, prima di tutto, lascia un imprinting di cui non ti accorgi subito, ma che si dispiega pian piano e a un certo punto, tu, pisana cresciuta allo stabilimento balneare Bagno Lido, ti chiedi se sono davvero figli tuoi o se qualcuno ha sostituito il surfista tatuato che ti aspettavi, con un orso bruno che parla strano.
Intanto, loro hanno cominciato a camminare in salita: per davvero! I primi passi li hanno mossi su un prato pendenza 30°, quindi l’andatura naturale per loro è una leggera inclinazione in avanti, pronti, anche in pianura, ad affrontare l’eventuale (per loro ovvia e certa) salita che sta per arrivare. Il passo è deciso, pesante, piantato in terra. 
La salita: condizione naturale del “nativo montanaro”
E le paure, altre dalle mie di quando ero bambina. Esempio illuminante: una volta, eravamo dalla Nonna di città in città (appunto) e i tre non riuscivano a dormire. Motivo? Erano spaventati dai rumori del condominio: “nonna ma qui c’è un sacco di gente, chissà quanti malintenzionati!”. Figurarsi la Nonna, che tutte le volte al maso guarda fuori, nel buio, e si dice certa che ci sia un bruto appostato nel bosco, o una bestia feroce, o un elfo o chissacchè. Questa dimostrazione della teoria della relatività la colpisce a fondo!
O la paura delle macchine, che va benissimo, ci mancherebbe, ma mi pare a questo punto un tantino sopra le righe…
A volte sembrano Amish nell’anno sabbatico.
E il rapporto con gli animali, la terra, il lavoro. Quello che per me è una continua scoperta e che mi cambia quotidianamente un po’ (ma so che sono troppo “vecchia”, ho avuto un altro imprinting, un’altra infanzia, altri luoghi mi hanno formata e so che il senso di stupore che mi aleggia spesso dentro non passerà mai), per loro è ovvio, quotidiano, spesso banale e noioso. Mi spiego: spesso mi viene detto“chissà che contenti i tuoi figli di avere tutti questi animali” e a me dispiace deludere, ma devo rispondere che IO sono contenta di avere tutti questi animali, loro sono…tranquilli (rassegnati?!?). Gli animali per loro sono parte della vita quotidiana, e la vita quotidiana spesso è noiosa. Gli animali sono lavoro della mamma, e lavoro della mamma=meno tempo per loro, quindi…e da un paio di anni, sono lavoro anche per loro. Ognuno ha un compito, in estate, che cambia e evolve man mano che crescono. L’anno scorso i due grandi dovevano, alla sera, portare in stalla le capre. Le prime due volte, felicissimi. Poi, un’agonia: urla (mie) e pianti (loro). Altro che contenti!!E sorvolo sul piccolo Bauer che alla prima occasione me le ha pure perse nei boschi…
Ad ognuno il suo lavoro
La piccola poi, secondo me fra 10 anni scappa con un chitarrista punk verso la metropoli tentacolare e al maso non ci mette più piede neanche morta.
Insomma, banalmente, quelle che per noi sono scelte (nostre o del maso, è uguale), per loro sono il normale scorrere dell’infanzia che NOI abbiamo scelto per loro.
E io, stupidamente, ogni tanto, se si lamentano, ricordo loro quanto sono fortunati a vivere qui, ad avere animali, a vivere a contatto con la terra, la montagna, la libertà…insomma, vorrei che guardando “Heidi” non contestassero ogni minuto la sceneggiatura (tipo che la capretta Neve “figurati mamma se la tenevano, le caprette che non crescono mica si tengono!!”), ma che pensassero “ammazza oh, che culo che c’abbiamo!”.
Ma questo è impossibile da capire da piccoli, soprattutto se ti è chiaro che… non avrai MAI la Playstation!!



2 thoughts on “E poi vennero i “nativi montanari” del terzo millennio…”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *