“Mamma dammi il 5!”

“Mamma dammi il 5!”

Qualche giorno fa io e Pietro (14 anni) abbiamo lavorato insieme. Succede spesso, qui ognuno deve fare la sua parte. Avevamo una trentina di balline da caricare nel fienile. Ovviamente, il fienile è a monte rispetto alle balline! Quindi, bisogna caricarle una ad una, in salita, a piedi. Un lavoro di quelli “interessanti”…

Pietro ha sbuffato un po’, ma poi si è messo sotto e in un’oretta avevamo tutto il fieno a posto.

Mentre guardavo soddisfatta il lavoro fatto, lui mi fa: “mamma, batti il 5!”. Era soddisfatto anche lui! Sudato, sveglio da poco, affamato…ma soddisfatto. Lo ammetto: pensavo che l’unico sentimento che un quattordicenne potesse provare in una situazione simile fosse il sollievo di aver finito. Invece no. Eravamo una squadra, alleati nel rendere il più veloce ed efficiente possibile un lavoro faticoso e lungo. E abbiamo condiviso alla pari la fatica! Tutti e due sudati, tutti e due stanchi, tutti e due affamati. E sorridenti.

E allora scatta la riflessione: Pietro non è un fenomeno, non è diverso da qualunque adolescente dell’universo. Semplicemente, gli viene chiesto di fare fatica, ogni singolo giorno. Vivere quassù significa imparare a camminare in salita. Significa avere dei doveri, spesso faticosi.

Viviamo in un mondo dove “fatica” è una parola negativa, fa paura, va evitata. Fateci caso: dietro alla stragrande maggioranza dei messaggi pubblicitari, delle proposte commerciali, delle proposte per il tempo libero, sta un unico, grande concetto: “non dovete fare fatica!”.

 

Da ex-bambina di città a cui non veniva chiesto di fare nulla (e da ex-giovane adulta che non sapeva fare nulla), vedo la differenza con i miei figli. E anche quando sbuffano, protestano, litighiamo per i lavori da fare, so che è la strada giusta.

E quel “mamma, dammi il 5” mi resterà nel cuore!



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