Illusioni etiche, illusioni alimentari, ignoranza agricola

Illusioni etiche, illusioni alimentari, ignoranza agricola

Premessa: non sono vegana… e nemmeno vegetariana, a dire il vero. Semplicemente: non mangio carne (ma il pesce sì). E sono affari miei.

Detto questo, mi interessa fare un commento sull’articolo che, nella mia cerchia, sta impazzando su FB: “Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano” , articolo che sta mandando in sollucchero tutti quelli che non hanno troppo simpatici i vegani. E’ un articolo ben fatto, con una premessa chiara (“i vegani ritengono di essere portatori della vera Etica, ma in realtà non lo sono”) e argomentazioni forti (“i prodotti che alcuni di loro consumano sono ambientalmente insostenibili”). In parte sono d’accordo. Ma non amo le semplificazioni. Non amo le autoassoluzioni (“i vegani non sono più etici di me, quindi non rompetemi le palle con questioni alimentari del menga”). Non sopporto il “benaltrismo”.

Vi propongo una serie di riflessioni:

  • chi sono i vegani? C’è un disciplinare di adesione di cui non so nulla? Un club privato? Hanno un rappresentante in Parlamento? No?!? Allora direi che parlare di “vegani” è un po’ vago. Ne conosco molti, e hanno tutti visioni diverse.

Quello che mangi identifica qualcosa che FAI, non qualcosa che SEI! Mangiare è un’attività (chessò, come andare in bici, nuotare, correre, respirare) non uno stato esistenziale. Vediamo di ricordarcelo.

  • Etica! Parolone! L’etica è di per sé un concetto soggettivo (di un soggetto o, al massimo, di una comunità culturale). CHIUNQUE ritenga di essere portatore di un’Etica Universale è un bischero, nel migliore dei casi. Nel peggiore, un despota. Quindi, il concetto espresso nell’articolo è condivisibile, ma estremamente banale, facile. Vale per chiunque e per qualunque gruppo. Potrei fare un articolo simile con QUALUNQUE altro soggetto (il commercio equo, l’agricoltura biologica, i diritti degli omosessuali, il traffico).
  • Scelte alimentari e impatto globale! E qui vi devo dire una cosa: viviamo in un mondo costruito sullo squilibrio. Tutti. Dal neolitico, non da ieri. Qualunque nostra scelta di consumo (quindi anche alimentare) pesa e grava sulle spalle di altri popoli e di altri territori. In maniera diretta o indiretta. Di più o di meno. L’agricoltura, di per sé, è squilibrio. Non esiste agricoltura che non alteri il naturale svolgimento della vita. Oppure davvero pensiamo che comprare il caffè equo e solidale non abbia impatto? Magari tuteliamo un po’ di più i lavoratori in Equador, ma comunque stiamo inquinando con il trasporto e deforestando.

Quindi. Quello che possiamo fare, secondo me, è essere consapevoli. E fare delle scelte, darci delle priorità come consumatori.

Quali priorità? Possiamo scegliere: benessere animale, tutela del suolo, tutela dei diritti dei lavoratori, salute…magari alcuni non si escludono a vicenda. Altri sì (es: a volte la tutela del suolo o delle specie va contro il legittimo interesse dei contadini a fare reddito. Parlo ovviamente di annose questioni in paesi in via di sviluppo). Per darsi delle priorità però bisogna informarsi, sapere, chiedere. Fare fatica.

E allora: viva i vegani, viva i fruttariani, viva i bio e viva i biodinamici. Viva gli equi e solidali, viva i local e viva tutti quelli che non consumano solo perché è dato, è lì e costa poco. Quelli che fanno scelte. Quelli che un po’ di fatica, come consumatori, accettano di farla.

 

Photo by Maayan Diskin Photography


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