Progetto Bollait: la nuova stagione di tosa

Progetto Bollait: la nuova stagione di tosa

Pelmo è un cane bellissimo e intelligente: basta un fischio, un verso o anche solo un’occhiata di Roberto il pastore, che lui sa già cosa deve fare. La mia è invidia pura! Amo moltissimo la mia piccola Runa, incrocio fra un bergamasco e un belga (quindi, sulla carta, la regina dei pastori), ma francamente come cane da pastore fa pietà. Anni fa deve aver capito che “il gregge” siamo noi bipedi. Quando andiamo in montagna si spolmona per tenerci tutti uniti: non tollera che qualcuno resti indietro, lo va a prendere, poi corre in cima al gruppo, poi di nuovo in fondo. Un andirivieni che, a fine giornata, raddoppia i kilometri. Ma con le pecore: nulla! Anzi: appena capisce che si va nei boschi con il gregge, sparisce nella sua cuccia fa la finta tonta…lei, sempre eccitatissima quando si tratta di andar per boschi! Ma quello delle pecore è il “mio” gregge. Il suo è quello degli umani.

Qualche giorno fa noi del gruppo Bollait siamo andati a dare una mano a pastori e tosatori di un gregge di Tingole (la razza di pecore autoctone del Trentino). Era il giorno della tosa, subito prima di cominciare a salire in montagna. Pelmo ci ha accolti scodinzolando un po’, ma non troppo: è un cane serio, ha da fare, non ha troppo tempo per le coccole.

 Bollait in lingua mochena significa “gente della lana”. E noi ci sentiamo davvero così. Il nostro progetto è nato per dare valore alla lana delle nostre montagne, per cercare di riportare buonsenso nell’utilizzo delle materie prime. Perché non possiamo sopportare l’assurdità di un mondo dove si butta via la lana e la si sostituisce con la plastica ed il petrolio.

Questo è il terzo anno che raccogliamo la lana dai pastori che sono disposti a darcela (l’alternativa, nella maggior parte dei casi, è quella di buttarla via). Con questa lana “reietta” abbiamo prodotto guanciali, trapunte imbottite, tessuto, filato di vari spessori. La vendita avviene, per adesso, in modo piuttosto casalingo: i prodotti possono essere ordinati da una di noi (Agritur Mas del Saro, Agritur Klopfhof, B&B Gian) e ritirati qui in Valle. Quello che si guadagna dalla vendita viene totalmente reinvestito nel progetto.

Perché questo post? Perché mi sono resa conto che in questi anni vi ho parlato troppo poco di Bollait, di quello che facciamo, del nostro amore per la lana, per il nostro territorio, per chi ci vive e lavora.

La vita dei pastori, di chi possiede pecore, di chi sceglie la montagna per lavorare merita di essere raccontata. Perché è una vita dura, è vero. Ed è una strada tutta in salita. Ma è l’unica che possiamo percorrere se vogliamo davvero costruire un mondo “dritto”, un mondo dove la ragione domina sul denaro, dove il rispetto del lavoro dell’uomo e della Natura siano al primo posto.

Questo è il nostro contributo. Noi ce la stiamo mettendo tutta, voi sosteneteci, raccontate di noi, del Lagorai e dei suoi pastori. Se lo meritano!

BOLLAIT E’:

Stefano Moltrer – sindaco di Palù del Fersina/Palae En Bersntol (il primo che ci ha dato fiducia e ha creduto in noi)

Barbara Pisetta – allevatrice, tintora, filatrice, feltraia, maestra generosa, motore instancabile e motivatrice (anche quando noi siamo stanchi;-)

Daniela Dalbosco – tintora, feltraia, Maestra d’arte e di quadri di lana, anima razionale del progetto, ogni tanto dice “mollo” ma non lo farà mai!

Giovanna Zanghellini – Tintora con la T maiuscola, knitter, tessitrice e la nostra grafica (il logo lo ha disegnato lei). La sua bimba più piccola ha partecipato alla sua prima tosa che aveva un mese e mezzo di età…

E poi io – rompicoglioni ufficiale del gruppo (ma spesso ho ragione, vero?!?) e poi filatrice, feltraia, neo-knitter, un pochino tintora



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